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  • Bias cognitivi: cosa sono e 6 esempi

    Bias cognitivi: cosa sono e 6 esempi

    Cosa sono i bias cognitivi e perché devi conoscerli se lavori nel marketing? Leggi la news per scoprire 6 esempi di bias più utilizzati nella pubblicità.

    Ogni giorno, il nostro cervello prende centinaia di decisioni, spesso in modo automatico e senza che ce ne accorgiamo. Che si tratti di scegliere cosa mangiare a pranzo o quale smartphone acquistare, il nostro cervello valuta alla svelta ogni opzione per compiere la scelta migliore.

    Tuttavia, con l’enorme quantità di informazioni che ci circonda, analizzare tutti i pro e i contro richiederebbe troppo tempo ed energia. Per questo motivo, per semplificare il processo decisionale, il nostro cervello fa appello alla propria razionalità, percorrendo rapide scorciatoie mentali che spesso però risultano ingannevoli.

    E così si generano “errori di giudizio” che in psicologia prendono il nome di bias cognitivi. Ma cosa sono esattamente e come vengono sfruttati dalla pubblicità?

    Bias cognitivi: cosa sono e perchè dovresti conoscerli

    I bias cognitivi sono distorsioni mentali che influenzano il modo in cui interpretiamo la realtà. Daniel Kahneman, nel suo celebre libro “Pensieri lenti e veloci”, ha approfondito questo concetto, spiegando come il nostro cervello operi attraverso due sistemi: uno veloce e intuitivo, e uno più lento e riflessivo.

    I bias cognitivi appartengono al primo sistema, quello veloce, e sono delle vere e proprie scorciatoie mentali che ci permettono di prendere decisioni rapidamente, senza dover analizzare tutte le informazioni a nostra disposizione.

    Sebbene queste scorciatoie possano essere utili in situazioni di emergenza o quando il tempo è limitato, possono anche portarci ad errori di valutazione influenzando in modo sbagliato le nostre scelte.

    I bias cognitivi secondo il neuromarketing

    Il neuromarketing è la disciplina che studia le teorie neuroscientifiche applicate alla pubblicità. E i bias cognitivi sono tra i temi principali di questa materia per comprendere le ragioni psicologiche dietro al comportamento d’acquisto dei consumatori.

    Di fronte a una scelta apparentemente semplice, per esempio quale marca di caffè comprare, il nostro cervello è sommerso da centinaia di informazioni che, se analizzate tutte nel dettaglio, richiederebbero uno sforzo immenso.

    Ed è qui che entrano in gioco i bias cognitivi, che ci aiutano a semplificare la decisione e a farci sentire sicuri di aver fatto la scelta giusta, anche se non è sempre così.

    Il ruolo dei bias cognitivi nel percorso d’acquisto

    Conoscere bias cognitivi è fondamentale non solo per comprendere il comportamento dei consumatori, ma anche per influenzare le loro decisioni d’acquisto.

    Il Customer Journey, è composto da cinque fasi, (Bisogno, Ricerca, Valutazione, Acquisto e Fidelizzazione) e i bias cognitivi entrano in gioco nella seconda e nella terza fase, ovvero in quelle di Ricerca e Valutazione in cui il consumatore analizza le varie opzioni per prendere la decisione migliore.

    Sebbene in letteratura siano stati individuati oltre 100 bias cognitivi ai quali può essere soggetta la mente umana, nello studio “Messy Middle”, Google mette in evidenza i 6 principali che accomunano tutti i consumatori.

    Scopriamo insieme quali sono e alcuni esempi di bias cognitivi utilizzati nelle pubblicità.

    I 6 bias cognitivi di Google

     

    1. Euristiche di categoria

    Le euristiche di categoria portano il nostro cervello a concentrarsi su poche caratteristiche chiave di un prodotto per prendere una decisione rapida. Questo bias entra in gioco soprattutto quando non conosciamo bene un tema, ma vogliamo costruirci un’idea generica su di esso senza troppo sforzo.

    Ad esempio, quando scegliamo uno smartphone, potremmo focalizzarci solo sul numero di megapixel della fotocamera o il numero di gigabyte di memoria, ignorando altri aspetti tecnici altrettanto importanti.

    Nella pubblicità, le aziende spesso enfatizzano questi elementi per semplificare la scelta dei consumatori, come la durata della batteria di un laptop o  le etichette “biologico” e “senza glutine” sui prodotti alimentari.

     

    2. Potere dell’immediatezza

    L’essere umano vuole tutto subito. E nell’era digitale, dove ogni cosa è disponibile grazie ad un semplice click, questa affermazione è ancora più vera.

    L’immediatezza infatti è un bias cognitivo molto potente che spiega, per esempio, perché le consegne di Amazon Prime in 24 ore o i download istantanei abbiano così tanto successo.

    Offrire ai consumatori benefici immediati, come uno “sconto valido solo per oggi” o la possibilità di ottenere entro poco tempo il prodotto desiderato, è una strategia molto efficace per spingere i consumatori all’acquisto.

     

    3. Prova sociale

    Un altro esempio di bias cognitivo è la prova sociale. Quando siamo incerti su una decisione da prendere, tendiamo a seguire il comportamento degli altri.

    Le recensioni online e le valutazioni a stelle sono tutti esempi di prova sociale utilizzati nella pubblicità per rafforzare la credibilità di un prodotto o servizio.

    Pensiamo ad Airbnb: quanti di noi leggono le recensioni prima di prenotare un alloggio?

     

    4. Bias di scarsità

    Un’altra importante verità sull’essere umano è che è attratto da ciò che non può avere. Quindi quando qualcosa è raro o difficile da ottenere, diventa automaticamente più desiderabile.

    Le offerte a tempo limitato “solo per oggi” o le limited edition di un prodotto giocano proprio sul bias di scarsità. La pubblicità sfrutta questa paura di “perdere l’occasione” per spingerci a comprare subito qualcosa, anche se magari non ne abbiamo davvero bisogno.

     

    5. Bias di autorità

    Davanti all’ignoto, tendiamo ad affidarci a chi ne sa più di noi, quindi a degli esperti o persone che consideriamo autorevoli.

    Tanti esempi di questo bias cognitivo si manifestano nell’influencer marketing, che utilizza celebrità o figure professionali di spicco per raccomandare un prodotto o servizio, sfruttando la loro fama e credibilità.

    Un esempio concreto è quello di Sensodyne, noto brand di dentifrici per denti sensibili. Nelle sue campagne pubblicitarie, Sensodyne utilizza spesso dentisti reali che spiegano i benefici del prodotto e ne sottolineano l’efficacia nel ridurre la sensibilità dentale.

     

    6. Potere della gratuità

    A tutti piacciono i regali. Ecco perché nel marketing, gli omaggi hanno un potere incredibile.

    Le promozioni “2×1” o i piccoli omaggi inclusi in un acquisto sfruttano il bias della gratuità per spingere i consumatori all’acquisto.

    Anche se l’oggetto gratuito non è direttamente collegato al prodotto principale, il semplice fatto di ottenere qualcosa gratis rende l’offerta molto più attraente.

     

    Usiamo i bias cognitivi in modo etico

    I bias cognitivi sono strumenti molto potenti nel mondo del marketing. Saperli riconoscere e utilizzare in modo strategico può fare la differenza tra una campagna pubblicitaria performante e una che passa inosservata.

    Tuttavia, è fondamentale utilizzarli in modo etico e corretto. Sfruttare i bias cognitivi per manipolare il consumatore spingendolo a comprare qualcosa senza che ne abbia davvero bisogno, non solo può danneggiare la sua fiducia nei confronti del brand, ma anche arrecargli un danno a lungo termine, soprattutto se il prezzo del prodotto è elevato.

    Il vero scopo del marketing è quello di guidare il consumatore verso la scelta migliore per le sue necessità, in modo trasparente e del tutto onesto. In fondo, un cliente soddisfatto è l’ambasciatore più prezioso di ogni brand.

    Vuoi scoprire di più sul mondo del marketing e della pubblicità?

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  • Come fare personal branding? L’esempio di Taylor Swift

    Come fare personal branding? L’esempio di Taylor Swift

    Vuoi creare un personal brand di successo? Lasciati ispirare dall’esempio di Taylor Swift, regina di Spotify e del personal branding. Scopri di più.

    Vuoi trasformare la tua immagine in un vero e proprio business? Il personal branding è la chiave per farlo. Prendiamo come esempio Taylor Swift: nel 2023, la cantante è stata incoronata regina di Spotify, con ben 25 miliardi di ascolti. Ma oltre a scalare le classifiche dell’industria musicale, la diva del pop è diventata anche una forza economica globale che smuove il PIL di ogni nazione in cui si esibisce.

    Solo negli Stati Uniti, l’artista ha apportato un contributo di circa 4 miliardi di dollari grazie al tour “The Eras”. Come ha fatto Taylor a ottenere tutto questo successo? Grazie al giusto mix tra talento, marketing e personal branding.

    Che cos’è il personal branding?

    Partiamo dalle basi. Il personal branding è un emozionante viaggio verso la creazione di un’immagine di sé unica e riconoscibile, capace di raccontare chi sei, cosa fai e perché lo fai, in modo chiaro e coinvolgente. In altre parole, è l’unione tra la tua personalità e il problema che risolvi.

    Non si tratta di semplice autopromozione, ma di un percorso alla scoperta di sé stessi, dei propri valori, passioni e potenzialità, finalizzato a comprendere il contributo che desideriamo lasciare al mondo per renderlo migliore.

    Il segreto per il successo di questo viaggio risiede nell’autenticità e nell’attenzione costante ai bisogni del pubblico. Sì, perché il personal branding non è solo una strategia di marketing volta a valorizzare sé stessi, ma è prima di tutto il modo in cui, tramite la nostra storia personale e professionale, aiutiamo gli altri a risolvere un problema creando con loro un legame emotivo e un rapporto di fiducia duraturo.

    Taylor Swift: regina di Spotify e di personal branding

    Un personal brand di successo lascia un’impronta profonda e indelebile nella mente e nel cuore del pubblico, e su questo Taylor Swift non ha rivali al mondo. Grazie a una strategia di marketing e personal branding curata nei minimi dettagli, la cantante è riuscita a scalare le vette della spietata industria musicale, che non fa sconti e non guarda in faccia nessuno.

    Dando valore alla propria immagine, Taylor è riuscita a battere la concorrenza, ottenendo sempre più seguito e credibilità, tanto che il Time l’ha definita “Persona dell’anno 2023” proprio per l’inarrestabile influenza che l’artista esercita sui propri fan.

    Quindi, per scoprire come fare personal branding, quale modo migliore di lasciarsi ispirare dalla cantante più in voga del momento? Ecco qui 5 step fondamentali che hanno reso Taylor Swift un vero e proprio brand, seguito e amato in tutto il mondo.

     

    1. Tu sei unico

    Prima di costruire il tuo personal brand, devi capire chi sei veramente. Quali sono i tuoi valori? Quali problemi sei in grado di risolvere? Cosa ti appassiona? E soprattutto, quale contributo desideri dare al mondo?

    Secondo Forbes, il 92% dei consumatori si fida di più di individui autentici che dimostrano di avere uno scopo. Questo significa che il tuo valore e la tua connessione con il pubblico derivano dalla tua capacità di risolvere problemi e di essere genuino e trasparente.

    Non avere paura, quindi, di mostrarti per quello che sei, debolezze comprese. Taylor Swift è un esempio eccellente di come l’autenticità e le battaglie personali siano fondamentali per creare un personal brand di successo. Attraverso la sua musica, la cantante affronta temi intimi e profondi, raccontando di momenti difficili, sfide e un percorso di crescita personale in cui tutti possono riconoscersi.

    Mostra le tue battaglie

    Il modo migliore per dimostrare di essere persone autentiche, genuine e trasparenti è quello di mostrare al mondo non solo le nostre debolezze, ma anche le nostre battaglie per raggiungere uno scopo.

    Ad esempio, Taylor Swift ha dimostrato chiaramente il suo spirito determinato, coraggioso e senza paura, quando decise di ri-registrare i suoi primi album per recuperare i diritti sulle sue canzoni, che furono venduti senza il suo consenso. I fan ovviamente risposero con un boom di ascolti per sostenere la sua causa.

    Inoltre, nel 2014, per protestare contro i bassi compensi di Spotify, la cantante ritirò tutte le sue canzoni dalla piattaforma, guadagnandosi la stima e la solidarietà non solo dei fan, ma anche di altri artisti e figure di spicco.

     

    2. Chi sono le persone che la pensano come te?

    Individuare il target è cruciale per costruire un personal brand di successo. È essenziale connettersi con persone che condividono i tuoi stessi valori e che possono trarre beneficio dalla tua attività. Identificare il tuo pubblico di riferimento ti permette di comprendere meglio i loro bisogni e desideri per entrare più facilmente in empatia con loro.

     

    3. Quali sono le tendenze del mercato?

    Per distinguerti dalla concorrenza nel tuo settore, è fondamentale comprendere esattamente le tendenze del mercato. L’analisi SWOT (Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats) è uno strumento prezioso che ti aiuta a identificare i tuoi punti di forza e debolezza, nonché opportunità e minacce del mercato.

    Taylor Swift ha saputo utilizzare efficacemente le sue forze, come la capacità di scrivere testi coinvolgenti, per cavalcare diverse onde del settore musicale: dal country al pop, dall’indie all’elettronica, la cantante ha abbracciato le varie esigenze del mercato senza mai perdere di vista la sua essenza distintiva, ovvero testi musicali veri e genuini, che trattano di temi profondi e toccano le ferite del cuore.

     

    4. Cura l’immagine coordinata

    Anche creare un’immagine coordinata è fondamentale per costruire un personal brand forte e riconoscibile. Si tratta di garantire coerenza in tutti gli aspetti della tua presenza pubblica, dal tuo stile personale ai messaggi che trasmetti fino alle azioni che intraprendi.

    E anche in questo caso, Taylor Swift è un esempio eccellente. Ogni dettaglio del suo brand, inclusi gli iconici braccialetti dell’amicizia distribuiti ai concerti, è progettato per riflettere la sua personalità unica: la coerenza visiva e l’uso di elementi distintivi, come i braccialetti, non amplificano solo la sua identità, ma creano anche un’esperienza unica che i fan possono associare esclusivamente a lei.

     

    5. Prenditi cura dei tuoi fan

    Le relazioni sono il cuore pulsante di un personal branding di successo. Costruire una community solida ti consente di stabilire un legame profondo e duraturo con il tuo pubblico.

    Taylor Swift è un esempio straordinario di come mantenere un forte rapporto con i propri fan, i cosiddetti “Swifties“. L’artista ha sempre interagito con loro sia online che offline, investendo tempo e risorse per ascoltare il loro feedback e rispondere alle loro domande.

    Il segreto dell’inarrestabile successo della popstar risiede proprio nell’indissolubile legame con i fan. Un legame che Taylor coltiva fin dal 2014, con le prime “secret sessions“, ovvero momenti privati di ascolto insieme ai suoi fan più sfegatati che l’artista ha invitato anche a casa sua.

    Quindi, che tu sia un imprenditore, un professionista o un artista, nel personal branding è fondamentale costruire e mantenere relazioni durature con il tuo pubblico per attrarre opportunità e raggiungere gli obiettivi a lungo termine.

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  • Cos’è il whistleblowing? Significato e vantaggi per le aziende

    Cos’è il whistleblowing? Significato e vantaggi per le aziende

    Il whistleblowing permette ai dipendenti dell’azienda di segnalare eventuali irregolarità. In Italia, il whistleblowing è obbligatorio per legge. Leggi di più.

    Nel contesto aziendale, il fenomeno del whistleblowing è diventato sempre più popolare a livello globale, soprattutto nell’ultimo anno in virtù del recente aggiornamento della normativa europea avvenuto a marzo 2023.

    Ma cos’è esattamente il whistleblowing e perché è così importante? In questo articolo, scopriamo insieme di cosa si tratta e tutti i vantaggi di questa pratica per le aziende e le PMI.

    Che cos’è il Whistleblowing?

    Il  whistleblowing è una pratica rivoluzionaria che permette a dipendenti o terze parti di un’azienda, di segnalare, in modo anonimo e protetto, qualsiasi illecito di cui siano stati testimoni all’interno del contesto aziendale. Questa pratica non solo tutela l’integrità dell’azienda, ma garantisce anche la sicurezza e il benessere della società.

    Infatti, il whistleblower, ovvero colui che decide effettuare una segnalazione, può denunciare una vasta gamma di irregolarità: frodi, abusi sessuali, reati, violazioni di leggi e molte altre situazioni che possono rappresentare un pericolo per la salute pubblica. Non si tratta quindi di semplici “lamentele”, ma di segnalazioni riguardanti reati gravi che minacciano la sicurezza e l’integrità delle persone.

    Whistleblowing esterno e interno

    Esistono due tipologie di whistleblowing: interno ed esterno. Nel whistleblowing interno, la segnalazione proviene da un dipendente dell’azienda, mentre in quello esterno, la denuncia è effettuata da una parte terza, che può essere per esempio un cliente, un fornitore oppure un’autorità giudiziaria.

    Tuttavia, a prescindere dalla modalità scelta, per essere considerata una vera e propria segnalazione di whistleblowing, questa denuncia deve riguardare illeciti disciplinati dal diritto nazionale o europeo. Vediamo insieme quali sono.

    Quali segnalazioni sono considerate whistleblowing?

    I whistleblower giocano un ruolo cruciale nel portare alla luce comportamenti scorretti che altrimenti rimarrebbero nascosti. Secondo la normativa vigente, le loro segnalazioni possono riguardare:

    • Corruzione
    • Abuso di potere
    • Discriminazione e molestie sul posto di lavoro
    • Violazioni della legge e reati penali
    • Violazioni della proprietà intellettuale
    • Violazioni dei diritti umani
    • Insider trading
    • Uso improprio dei dati personali
    • Falsificazione di documenti
    • Violazioni ambientali
    • Frode fiscale
    • Riciclaggio di denaro

    Queste sono solo alcune delle azioni illecite considerate possibili segnalazioni da whistleblowing. Tali reati nascondono rischi e conseguenze potenzialmente devastanti non solo per dipendenti e aziende, ma anche per interi Paesi.

    Per questo motivo, è molto importante far emergere queste irregolarità al più presto, al fine di creare un ambiente di lavoro più sicuro e trasparente, partecipando attivamente alla lotta contro l’illegalità.

    Il whistleblowing è obbligatorio per legge

    La Direttiva UE sul whistleblowing ha stabilito che tutte le organizzazioni pubbliche e private con più di 50 dipendenti sono obbligate a implementare un sistema interno di whistleblowing.

    In Italia, questa normativa è entrata in vigore il 9 marzo 2023 con l’obbligo per ogni azienda italiana di conformarsi ai nuovi requisiti previsti dalla Legge entro il 17 dicembre 2023. Inoltre, la normativa prevede che il sistema di segnalazione sia strutturato su tre livelli.

     

    1. Segnalazione interna

    In caso di irregolarità, i dipendenti devono poter segnalare l’attività illecita attraverso un canale interno dell’azienda. Infatti, l’obiettivo di questo primo step è quello di permettere alle imprese di risolvere le problematiche internamente.

     

    2. Autorità competenti

    Se la segnalazione interna non risulta efficace, i whistleblower possono rivolgersi alle autorità competenti, le quali hanno tre mesi di tempo per rispondere e proseguire con le indagini.

     

    3. Segnalazione pubblica

    Come ultima risorsa, se le prime due fasi non portano a soluzioni adeguate, i segnalanti possono rendere pubbliche le loro denunce. Questo passo estremo può causare danni economici e reputazionali significativi all’azienda, ma è essenziale per assicurare che le irregolarità vengano affrontate e risolte una volta per tutte.

     

    I vantaggi del whistleblowing per le aziende

    Il whistleblowing offre vantaggi concreti e tangibili per le aziende, specialmente da un punto di vista economico. Infatti, identificare al più presto le irregolarità consente alle imprese di risolvere le problematiche internamente prima che queste vengano rilevate dalle autorità, evitando sanzioni e conseguenti danni finanziari.

    Inoltre, grazie al whistleblowing, l’azienda può limitare la fuga di informazioni, riducendo così il rischio di danneggiare la propria reputazione. Al contrario, le organizzazioni che adottano sistemi di segnalazione trasparenti vengono considerate più affidabili da dipendenti, fornitori, clienti e partner.

    Software per whistleblowing

    Se gestisci un’azienda e stai cercando il modo migliore per permettere ai tuoi dipendenti di segnalare eventuali irregolarità, è importante sapere che l’apertura di una semplice casella di posta elettronica o l’implementazione di una linea telefonica dedicata non rappresentano soluzioni sicure.

    Infatti, questi strumenti, sebbene facili da implementare, presentano rischi significativi per la privacy del segnalante e non garantiscono un’adeguata protezione dei dati sensibili. È essenziale quindi optare per un approccio più sicuro e protetto, attraverso l’utilizzo di un software specifico, al fine di proteggere al meglio l’anonimato di tutti segnalanti.

    Il software per il whistleblowing di Mr Keting ti assicura una gestione delle segnalazioni efficiente, criptata e a norma di legge, impedendo il tracciamento dei dati e preservando la privacy dei whistleblower.

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  • Engagement rate: cos’è e 4 strategie efficaci

    Engagement rate: cos’è e 4 strategie efficaci

    Cos’è l’engagement rate e perché è importante per il tuo business?

    Scopri di cosa si tratta e 4 strategie utili per migliorare il coinvolgimento degli utenti.

    Nell’era del web marketing, pianificare e monitorare una strategia di marketing è diventato molto più semplice ed immediato. Oggi le aziende hanno a portata di mano un vasto arsenale di strumenti e tecnologie che permettono di raccogliere una grande quantità di dati preziosi per profilare al meglio il target di riferimento.

    Questi dati sono come i tasselli di un puzzle: una volta raccolti e interpretati correttamente, possono rivelare alle imprese la strategia più efficace per raggiungere gli obiettivi di business.

    Tra questi, una delle metriche più importanti è decisamente l’engagement rate: si tratta di un indicatore che misura il livello di coinvolgimento degli utenti.

    Scopriamo di seguito di cosa si tratta, come si misura e come migliorarlo per il tuo business.

    Che cos’è l’engagement rate?

    L’Engagement rate è una metrica che valuta il livello di coinvolgimento degli utenti nei confronti di un brand. Questo indicatore si basa sulle diverse forme di interazione che i contenuti dell’azienda ricevono, sia online che offline.

    Infatti, a differenza di ciò che molti credono, esistono due tipologie di engagement. Il primo si riferisce alle azioni dirette degli utenti, come per esempio like, commenti e click sui link. Il secondo, l’engagement secondario, analizza invece le attività indirette, come il passaparola generato da una strategia di marketing.

    Queste categorie di coinvolgimento sono entrambe fondamentali per valutare l’impatto complessivo delle iniziative di marketing e comprendere appieno il rapporto tra l’azienda e i suoi clienti. Infatti, più alta è la partecipazione degli utenti, più forte è la relazione tra quest’ultimi e il brand.

    Engagement rate e fidelizzazione

    L’engagement rate e la fidelizzazione dei clienti sono due elementi strettamente correlati: insieme, completano il quadro del successo aziendale. Ma qual è esattamente il legame tra queste due componenti chiave del marketing?

    Come abbiamo detto finora, l’engagement rate misura quanto il pubblico è coinvolto con il brand. Quindi indica se i tuoi sforzi di marketing stanno davvero catturando l’attenzione e l’interesse dei tuoi utenti.

    D’altra parte, la fidelizzazione dei clienti riguarda la capacità di un’azienda di coltivare relazioni solide e durature con la propria clientela. Siamo nell’era dei social e dell’inbound marketing, non si tratta più solo di vendere un prodotto o un servizio, ma di creare un legame emotivo che incoraggi le persone a tornare sempre da te, a fidarsi di te e a raccomandarti ad altri.

    Perchè l’engagement rate è così importante?

    Quando gli utenti si sentono veramente coinvolti, apprezzati e parte di una community, sono più propensi a tornare per fare acquisti ripetuti e a diventare sostenitori entusiasti del marchio. In altre parole, l’alto livello di coinvolgimento degli utenti è la chiave per creare una solida base di clienti fedeli e affezionati.

    In questa nuova era del marketing, le aziende devono guardare al consumatore come a una persona reale coinvolta in modo attivo nella vita del brand stesso, e non più come un destinatario passivo di messaggi pubblicitari.

    L’engagement rate non è quindi solo una metrica da monitorare passivamente, ma rappresenta la chiave del successo aziendale. È il motore che alimenta la crescita del brand, il quale permette di creare una rete di clienti fedeli e appassionati, pronti a difendere il marchio a spada tratta e a diffondere il suo messaggio con contagioso entusiasmo.

    Engagement di alto livello

    In sostanza, un alto livello di engagement assicura al brand:

    • Maggiore visibilità: coinvolgere il pubblico aumenta la brand awareness.
    • Fidelizzazione: il coinvolgimento crea un legame più forte tra il tuo brand e il pubblico.
    • Passaparola: le persone coinvolte sono più propense a raccomandare il brand ad altri.
    • Autorevolezza: una partecipazione degli utenti vera e autentica aumenta la credibilità del tuo brand agli occhi del pubblico.

    Vediamo ora come si misura l’engagement rate nei diversi canali digitali.

    Come si misura l’engagement rate?

    L’engagement è un’attività che richiede attenzione costante e miglioramenti continui per creare connessioni profonde e mantenere i clienti fedeli nel tempo.

    Tuttavia, nel mondo del marketing c’è parecchia confusione per quanto riguarda i dati da considerare per misurare con esattezza questo tasso di coinvolgimento. Questo perché le interazioni degli utenti sono influenzate da una miriade di fattori, che possono variare persino in base al contesto aziendale.

    Sebbene il calcolo dell’engagement rate sia complicato, di seguito trovi alcune metriche essenziali che ti aiuteranno a valutare il coinvolgimento del tuo pubblico, a seconda del canale digitale utilizzato.

    Alcune metriche essenziali per misurare l’engagement rate:

    Siti web

    • Tempo medio di permanenza sul sito
    • Frequenza di rimbalzo o tasso di abbandono (bounce rate)
    • Numero di pagine visitate durante una sessione
    • Numero di visitatori
    • Numero di conversioni e interazioni

    E-commerce

    • Tasso di abbandono del carrello acquisti (conversion rate)
    • Spesa media del carrello
    • Frequenza degli acquisti
    • Numero acquisti ripetuti da uno stesso cliente in un determinato periodo di tempo

    Social network (Facebook, Instagram, LinkedIn, Twitter, etc.)

    • Like
    • Commenti
    • Condivisioni
    • Reazioni
    • Risposte alle storie
    • Retweet

    E-mail

    • Tassi di apertura e-mail
    • Numero di click al link

    App

    • Frequenza con cui gli utenti utilizzano l’app
    • Tempo di permanenza
    • Numero di azioni svolte all’interno dell’app

    4 strategie per migliorare l’engagement rate

    Vediamo infine 4 strategie utili per migliorare l’engagement rate e aumentare il coinvolgimento del tuo pubblico.

    1. Cosa piace ai tuoi utenti?

    Il tuo target di riferimento deve essere al centro dell’universo. Solo scoprendo cosa piace ai tuoi clienti, potrai proporre loro prodotti, servizi e contenuti che attirano realmente la loro attenzione e li spingono ad interagire con il tuo brand.

    2. Contenuti di valore

    Utilizza i canali digitali della tua azienda per diffondere contenuti utili e originali che interessano al tuo target. Un consiglio è quello di guardare i competitor per analizzare i loro punti di forza e di debolezza, così da proporre agli utenti contenuti più coinvolgenti e completi.

    3. Personalizza l’esperienza

    Nell’era dei social e dell’inbound marketing, l’esperienza cliente è tutto. Personalizzare le offerte e premiare i  clienti più fedeli e affezionati sono strategie efficaci per aumentare la soddisfazione dei consumatori e, di conseguenza, il loro livello di coinvolgimento con il brand.

    4. Meta ADS e Google ADS

    Le campagne pubblicitarie su Meta e su Google rappresentano un mezzo molto potente per aumentare l’engagement del pubblico. Attraverso annunci personalizzati e incentrati sulle preferenze degli utenti, puoi stimolare facilmente le interazioni, spingendo il tuo pubblico a commentare, condividere o visitare il tuo sito web attraverso contenuti e call to action mirate che hanno l’obiettivo di espandere la community e la visibilità aziendale.

    Vuoi aumentare il coinvolgimento dei tuoi utenti?

    Scopri quali sono le strategie più efficaci e succulente per attirare il tuo target di riferimento! Contattaci per una consulenza senza impegno!

  • McDonald’s: pubblicità aromatica al gusto di Happy Meal

    McDonald’s: pubblicità aromatica al gusto di Happy Meal

    McDonald’s apre le porte ad una nuova era della pubblicità: niente scritte, solo cartelloni aromatici al gusto di patatine fritte ed Happy Meal. Leggi di più!

    Cartelloni al sapore di… patatine fritte ed Happy Meal! È questa la trovata rivoluzionaria di McDonald’s che pochi giorni fa ha deciso di installare a Utrecht e Leida, nei Paesi Bassi, le prime due installazioni aromatiche che avvicinano i passanti lasciandoli con l’acquolina in bocca. Letteralmente.

    Promuovere il cibo stimolando l’appetito

    Quale modo migliore per promuovere il cibo, se non stimolando l’appetito? Da sempre, le aziende nel settore alimentare hanno impiegato immagini accattivanti e suoni evocativi per suscitare la fame e incentivare gli acquisti.

    Immagina un succulento pezzo di carne sulla griglia, accompagnato dallo sfrigolio che emana durante la cottura… probabilmente senti già in bocca il sapore della carne senza neanche averla assaggiata!

    È così che gli spot e i cartelloni pubblicitari attivano in modo istintivo il nostro desiderio di mangiare, attraverso suoni ed immagini persuasive, capaci di creare esperienze coinvolgenti e multisensoriali.

    Dopotutto, il cibo è l’esperienza multisensoriale per eccellenza che coinvolge tutti e cinque sensi: tatto, vista, udito, gusto e olfatto. Ma pochi sanno che apprezziamo i sapori soprattutto grazie al nostro naso.

    Il sapore del cibo è per l’80% olfatto

    Gordon Shepherd, ex professore del dipartimento di Neurobiologia di Yale, all’interno del suo libro “How Brain Creates Flavor and Why It Matters”, spiega che l’olfatto incide sul gusto fino all’80%, mentre il restante 20% è dato da vista, udito, tatto e papille gustative.

    Questa scoperta rivela quanto sia cruciale il ruolo dell’olfatto nell’esperienza gastronomica complessiva. È proprio per questo che i cartelloni aromatici di McDonald’s potrebbero rivelarsi una mossa vincente nella strategia di marketing.

    McDonald’s gioca tutto sull’olfatto

    Zero immagini, niente suoni e nessuna scritta: l’unica cosa che i cartelloni “acchiappa-clienti” di McDonald’s emanano è quel profumo delizioso e inconfondibile di patatine fritte ed Happy Meal.

    Si tratta di una mossa davvero audace (e per molti irresistibile) che ha permesso alla catena di fast food di aprire le porte a una nuova era della pubblicità alimentare facendo leva solo sul marketing olfattivo: questo tipo di comunicazione è molto efficace perché, oltre a stimolare l’appetito, permette di evocare ricordi ed emozioni in modo molto più impattante rispetto ai suoni o alle immagini.

    Infatti, l’olfatto è in grado di far rivivere memorie ed esperienze passate al solo odore di un profumo familiare. E McDonald’s ha sfruttato questa “arma segreta” per stimolare l’appetito dei propri clienti e rievocare nella loro mente anche i bei momenti trascorsi nei suoi ristoranti.

    rebranding cos'è

    Come funzionano i cartelloni aromatici?

    I cartelloni aromatici, caratterizzati dai colori giallo e rosso e privi di logo, sono stati collocati strategicamente entro 200 metri dai ristoranti McDonald’s, consentendo così ai clienti di seguire il profumo del cibo fino alla fonte.

    Inoltre, per diffondere l’invitante aroma di patatine fritte ed Happy Meal, all’interno dei cartelloni pubblicitari vengono posizionati dei vassoi riempiti con questi prodotti iconici del celebre marchio di fast food. Grazie a ventilatori all’avanguardia, il delizioso sapore del cibo si diffonde fino a una distanza di circa 5 metri, attirando l’attenzione e stimolando l’appetito dei passanti.

     

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  • Rebranding: cos’è e l’esempio di Pepsi

    Rebranding: cos’è e l’esempio di Pepsi

    Scopriamo insieme cos’è il rebranding e come farlo in modo intelligente analizzando l’esempio di Pepsi. Leggi la news.

    La coerenza è la chiave per creare un brand di successo. Avere una brand image coordinata nel tempo è fondamentale per qualsiasi azienda. Ma quando il mondo intorno a noi cambia, anche l’identità aziendale deve evolversi insieme alle esigenze dei consumatori per rimanere al passo con i tempi e non restare intrappolata nel passato che si sa, prima o poi, viene dimenticato.

    In questo articolo, esploriamo il concetto di rebranding e analizziamo insieme il caso Pepsi per capire come donare al tuo brand un nuovo look, accattivante ed efficace.

    Rebranding: che cos’è e quando farlo

    Si definisce rebranding il cambiamento della brand identity di un’azienda già affermata sul mercato. Sono attività di rebranding la creazione di un nuovo nome, logo o design, nonché lo sviluppo di una nuova strategia di comunicazione. Ma a quale scopo?

    In realtà, non esiste una ragione unica per cui le aziende decidono di fare rebranding. Infatti, si tratta di un procedimento strategico che dipende dagli obiettivi di ogni singolo business.

    Per esempio, un brand potrebbe voler adottare questa strategia per dare una rinfrescata alla propria identità, raggiungere nuovi target di mercato, distinguersi dalla concorrenza o rispondere a problemi di reputazione.

    Si tratta in ogni caso di una mossa audace e rischiosa perché se fatta nel modo sbagliato può compromettere il posizionamento dell’intera azienda. Al contrario invece, se eseguito in modo intelligente, il rebranding può portare grandi risultati, proprio come è stato per Pepsi. Vediamo di seguito cosa ha fatto il brand multinazionale della cola.

     

    Rebranding Pepsi: una nuova era ha inizio

    A marzo 2023, in occasione del suo 125esimo anniversario, Pepsi svela un logo del tutto rinnovato che segna l’inizio di una nuova era del brand.

    Il nuovo logo continua a brillare nei colori del rosso, del bianco e del blu, ma c’è una novità: la parola Pepsi torna all’interno del Pepsi Globe che assume anche tonalità più elettriche e vibranti, accentuate da un suggestivo contorno nero.

    Scopriamo di seguito tutte le novità di questo rebranding.

    Rebranding Pepsi Cola

    Il nuovo logo omaggia il passato ma guarda al futuro

    La novità più impattante del nuovo logo è senza dubbio la posizione della scritta Pepsi. Invece di restare in basso e in secondo piano, ora è posta al centro dell’attenzione all’interno del Globe rosso e blu con un font del tutto rinnovato: bold, maiuscolo e di colore nero.

    Questa svolta innovativa richiama i loghi Pepsi degli anni ‘70 e ‘90 che, secondo alcune ricerche condotte dall’azienda stessa, hanno ancora un posto speciale nel cuore dei consumatori. Per questo motivo, il brand ha scelto di assecondare la nostalgia dei fan riportando indietro i vecchi loghi con uno stile più fresco e moderno.

    Si tratta di un omaggio al passato, ma con uno sguardo deciso al futuro: Pepsi sta dimostrando di saper bilanciare la tradizione con l’innovazione, mantenendo viva la sua eredità mentre si proietta verso nuove mete di successo.

    Rebranding Pepsi Mr Keting

    Il bordo nero del Pepsi Globe

    Un’altra novità della visual identity di Pepsi è il contorno nero che circonda il Pepsi Globe. Questo leggero e quasi impercettibile tocco di stile ha una ragione ben precisa: mettere in risalto la linea di bevande Pepsi senza zucchero.

    Infatti, l’outline del logo riprende il colore nero delle lattine Pepsi Zero Sugar che, d’ora in avanti, saranno protagoniste della comunicazione aziendale, proprio come ha affermato il chief design officer Mauro Porcini.

    Lattine Pepsi Rebranding Blog Mr Keting

    E infine il “Pepsi pulse”

    Il nuovo logo non ha però solo un design rinnovato: la versione 2023 batte anche al ritmo di musica.

    In alcune varianti del logo, infatti, possiamo notare il cosiddetto “Pepsi pulse”, ovvero un effetto grafico che evoca le onde sonore per dimostrare il forte legame del brand con il mondo della musica.

    Pepsi: l’esempio perfetto di come fare rebranding

    Il rebranding di Pepsi è l’esempio perfetto di un brand che ha saputo ascoltare le esigenze dei consumatori, accoglierle e modificare la propria identità nel rispetto della storia aziendale.

    Con il logo 2023, infatti, Pepsi collega passato e futuro. Una scelta davvero audace che però ha assicurato al brand risultati di successo: i consumatori, infatti, hanno espresso grande apprezzamento sui canali social.

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  • Come è nato Facebook e che cos’è oggi

    Come è nato Facebook e che cos’è oggi

    Scopri come è nato Facebook e come è cambiato in 20 anni il Leader mondiale dei social network. Leggi la news.

    Buon compleanno Facebook! In occasione dei 20 anni del social network più utilizzato a livello globale, esploriamo insieme la sua storia e i momenti chiave che hanno permesso alla piattaforma di conquistare oltre 3 miliardi di utenti in tutto il mondo.

    Facebook: come è nato il Leader mondiale dei social network

    Come racconta la Repubblica, nell’ottobre 2003, lo studente di Harvard Mark Zuckerberg lanciò Facemash, un sito che raccoglieva le foto di tutti gli studenti dell’università e permetteva agli utenti di votare la loro preferita tra due messe a confronto.

    In poche ore, Facemash ottenne 22 mila click causando il crollo dei server universitari, la conseguente sospensione di Zuckerberg e la chiusura definitiva della piattaforma. 

    Ma se per Facemash era la fine, per Zuckerberg era solo l’inizio: pochi mesi dopo, il 4 febbraio 2004, lo studente di Harvard lanciò il sito thefacebook.com e, senza saperlo, cambiò per sempre la storia di Internet e il nostro modo di socializzare.

    In pochi anni, da Harvard a tutto il mondo

    L’enorme successo di Facebook tra gli studenti di Harvard spinse Zuckerberg e i suoi collaboratori ad estendere il servizio prima agli studenti di tutte le università, poi a quelli di tutti licei e infine, nel 2006, a tutte le persone con un’età superiore ai 13 anni. 

    Ciò permise alla piattaforma di passare, nel 2007, dalla 66esima alla settima posizione nella classifica dei siti più visitati al mondo, superando i social network allora più famosi come Netlog, MySpace e Windows Live Messenger, il client di messaggistica istantanea della Microsoft, molto popolare soprattutto in Italia, ve lo ricordate?

    Dal 2008, con l’avvento di Facebook in lingua italiana, Messenger perse lentamente popolarità a favore del nuovo social media che invece registrò più di 1 milione e 300 mila visite in pochi mesi.

    I momenti chiave della storia di Facebook

    Vediamo ora le tappe più significative della storia di Facebook, a partire dalla sua apertura al pubblico nel 2006: 

    • 2007: Lancio del Marketplace, un innovativo spazio per condividere annunci gratuiti

    • 2010: Introduzione del famoso tasto “Mi piace” che cambia il modo in cui gli utenti interagiscono con i contenuti

    • 2011: Lancio di Facebook Messenger come app separata e delle funzioni “chiamata vocale” e “videochiamata”

    • 2012: Acquisizione di Instagram

    • 2014: Acquisizione di Whatsapp

    • 2016: Lancio delle “Storie” e di Facebook Live per condividere momenti in diretta

    • 2018: Il caso Cambridge Analytica spinge Facebook a rivedere le politiche di sicurezza e protezione dei dati

    • 2021: Rebranding da Facebook a Meta: l’azienda cambia nome per riflettere la sua visione del Metaverso, ovvero uno spazio in cui convergono mondo fisico, realtà virtuale e realtà aumentata.

    • 2021: Nasce Meta Business Suite, uno strumento che permette agli imprenditori di gestire la propria comunicazione e l’advertising sia su Facebook che su Instagram. 

    Cos’è Facebook nel 2024?

    Molto più di un social network: Meta, grazie a Facebook, Whatsapp, Instagram e Messenger, rappresenta un vero e proprio ecosistema capace di connettere persone in tutto il mondo e dominare le classifiche globali delle piattaforme social più utilizzate. 

    Secondo We Are Social, oggi Facebook registra oltre 3 miliardi di utenti attivi in tutto il mondo, la maggior parte tra i 16 e 64 anni.

    In Italia, con un pubblico di circa 30 milioni di utenti, il social network è il 2° sito più visitato dopo Google, nonché il 2° social media più utilizzato dopo WhatsApp. Inoltre, si colloca nella top 5 delle ricerche più effettuate dagli italiani sul web. 

    Grazie all’audience così ampia e agli strumenti a favore della promozione aziendale, nel 2024 Facebook non è più solo un luogo di interazione sociale, ma è anche l’hub principale per la pubblicità, la messaggistica e il marketplace. 

    E nonostante gli scandali legati alla privacy e alle fake news, il social network continua a prosperare conquistando un pubblico sempre più vasto.

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  • L’intelligenza artificiale protagonista al CES 2024 di Las Vegas

    L’intelligenza artificiale protagonista al CES 2024 di Las Vegas

    L’AI è la protagonista del CES 2024 di Las Vegas. Scopri le principali novità della fiera internazionale per il settore marketing, tecnologico e automotive.

    Il Consumer Electronic Show (CES) di Las Vegas è la fiera di elettronica e informatica più grande del mondo, nonché la conferenza più attesa dell’anno per tutti i marketers e gli specialisti del settore digitale, tecnologico e automotive.

    Dal 9 al 12 gennaio, infatti, Sin City è palcoscenico di grandiose innovazioni destinate a rivoluzionare il modo in cui viviamo e consumiamo, oltre al nostro rapporto con i dispositivi elettronici, dai pc agli smartphone, dagli elettrodomestici ai gadgets per rendere la casa più smart e hi tech.

    Ma i protagonisti dell’edizione di quest’anno non sono le startup o gli stravaganti prodotti tecnologici: al CES 2024, la vera stella è l’intelligenza artificiale con i suoi algoritmi di machine learning in continua evoluzione.

    L’intelligenza artificiale è ovunque

    Focus della maggior parte delle conferenze e talk show, nonché principale attributo di numerosi prodotti all’avanguardia, l’intelligenza artificiale conquista la kermesse tecnologica di Las Vegas svelando nuove applicazioni che possono migliorare la sanità, sostenibilità, produttività delle aziende e tanto altro.

    “All on”, ovvero “Tutto acceso”, è infatti il claim del CES 2024 che anticipa una nuova stagione della tecnologia, fatta di frigoriferi che sfruttano l’AI per suggerire ricette in base agli ingredienti al loro interno, ma anche di dispositivi medicali per rilevare in maniera preventiva eventuali patologie.

    E tra le invenzioni tecnologiche più sorprendenti con intelligenza artificiale integrata, alla fiera internazionale spunta il robottino AI Agent di LG. Vediamo insieme di cosa si tratta.

    LG presenta il primo robot Smart Home

    La principale novità del CES 2024 per il settore tecnologico è il robottino Smart Home AI Agent di LG che è in grado di spostarsi per le varie stanze della casa e comprendere il linguaggio e le espressioni facciali umane.

    Il piccolo robot fornisce assistenza per regolare dispositivi di domotica o Internet delle cose (IoT) e può essere utilizzato anche per intrattenere i bambini e gli animali domestici.

    Ma le innovazioni non finiscono qui: gli oltre 4.000 espositori provenienti da tutto il mondo non hanno portato l’intelligenza artificiale solo nelle nostre case. Infatti, nei padiglioni espositivi di Las Vegas, l’AI sale anche a bordo delle autovetture e diventa parte integrante di numerosi accessori da indossare per portare sempre con sé assistenti virtuali come Chat GPT.

    Pc, smartphone e automobili del futuro

    Smartphone con schede grafiche in alta definizione, processori di ultima generazione per computer di marchi come Lenovo, Asus e Acer e design ultra moderni che puntano alla sottigliezza: al CES 2024, i brand più famosi e le startup emergenti hanno portato sorprendenti innovazioni nel mondo dell’informatica.

    Per quanto riguarda il settore automotive, invece, le principali novità riguardano le vetture elettriche di Honda e le soluzioni all’avanguardia per la guida autonoma e sicura proposte da Hyundai e Mercedes.

    A Las Vegas tante novità anche per il marketing

    Durante le conferenze e i talk show nelle sale espositive di Las Vegas, numerosi professionisti e brand di spicco hanno esplorato anche le potenzialità dell’intelligenza artificiale per il mondo del marketing e della comunicazione.

    L’AI, infatti, è uno strumento molto utile e in continua evoluzione che aiuta le aziende ad individuare i trend del mercato e il comportamento dei consumatori, così da pianificare campagne di advertising mirate e altamente performanti e molto altro per migliorare la comunicazione e le strategie aziendali.

    Presso i padiglioni della fiera internazionale, sono stati inoltre presentati tool all’avanguardia per creare contenuti audio e video di alta qualità, nonché foto e grafiche in alta definizione.

    Insomma, il Consumer Electronic Show del 2024 ha portato grandi rivoluzioni che segneranno il futuro di ogni ambito della nostra esistenza, sia nel lavoro che nella vita di tutti i giorni, rendendo ogni momento incredibilmente più smart.

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  • Scopri Gemini, l’innovativa AI di Google

    Scopri Gemini, l’innovativa AI di Google

    Gemini è l’innovativa intelligenza artificiale di Google: scopri tutte le caratteristiche e i vantaggi per aziende e programmatori.

    All’inizio di dicembre, Google ha lanciato Gemini 1.0: un nuovo modello di intelligenza artificiale finalizzato a migliorare le prestazioni di Bard, il famoso chatbot di Google.

    Secondo molti test effettuati, le performance avanzate di Gemini superano quelle di Chat GPT-4. Scopriamo insieme tutte le versioni disponibili della nuova AI per creare testi, immagini e video in alta definizione.

    Cos’è Gemini 1.0 e tutte le versioni disponibili

    Gemini 1.0 è un modello di intelligenza artificiale multimodale, anche detto di deep learning: si tratta di una tipologia di AI che è in grado di generare informazioni ricavando i dati da diverse fonti, per esempio da testi, immagini, audio, video e codici di programmazione.

    L’obiettivo di questo modello è quello di combinare tutte le informazioni ricavate dai vari input per comprendere al meglio il contesto e generare così risultati più precisi e completi.

    Attualmente, Google ha creato tre varianti di Gemini: Ultra, Pro e Nano. Le tre versioni differiscono per la dimensione del loro sistema di apprendimento automatico, più grande in Gemini Ultra (con 1,6 trilioni di parametri) e più piccolo in Gemini Nano (10 miliardi di parametri).

    Gemini Ultra, Nano e Pro: quale scegliere 

    Maggiore è il modello di apprendimento automatico, maggiore è la capacità dell’intelligenza artificiale di apprendere informazioni e generare risultati affidabili e creativi. 

    Proprio per questo motivo, Gemini Ultra è il modello più costoso in quanto è in grado di utilizzare ben 57 macro aree del sapere per risolvere operazioni elaborate e complesse in modo estremamente accurato. 

    Tuttavia, anche Gemini Pro, con i suoi 100 miliardi di parametri, è un’ottima scelta per generare contenuti originali e di alta qualità. Ad oggi, la versione Pro è disponibile gratuitamente su Google Bard e rappresenta quindi un grande aiuto per aziende e programmatori che vogliono rendere la propria attività più efficiente contenendo i costi.

    Per quanto riguarda Gemini Nano, invece, questo modello è disponibile solo sui dispositivi Google Pixel 8 Pro e permette di ottenere ottimi risultati in quelle operazioni più semplici e generiche.

    Quando arriva Gemini Ultra? 

    A differenza delle versioni Nano e Pro già in uso, Gemini Ultra arriverà su Bard all’inizio del 2024 con prestazioni avanzate che, secondo la stessa casa madre, supererebbero quelle di Chat GPT-4 di OpenAI, soprattutto nella matematica e nella codifica specializzata.

    Infatti, Jeff Dean, Capo Scienziato di Google, ha dichiarato che Gemini Ultra è il primo modello “a raggiungere prestazioni di umano esperto su MMLU in 57 soggetti con un punteggio superiore al 90%“.

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  • Threads: come funziona e le differenze con X (ex Twitter)

    Threads: come funziona e le differenze con X (ex Twitter)

    Lo scorso giovedì 14 dicembre, Threads ha fatto il suo ingresso anche in Europa, dopo il lancio nel resto del mondo avvenuto nel mese di luglio. Il motivo di questo ritardo? Le restrittive norme europee sulla privacy hanno richiesto un lungo periodo di adeguamento per il team di Meta.

    Ma andiamo al dunque, che cos’è Threads? In breve, è una piattaforma online che offre agli utenti la possibilità di condividere messaggi di testo in modo più articolato rispetto agli altri social network di Zuckerberg. Le funzionalità della nuova app sono molto simili a quelle di X di Elon Musk, tuttavia non mancano alcune fondamentali differenze che, secondo molti, potrebbero portare Threads a superare una volta per tutte l’ex Twitter.

    A cosa serve Threads e come funziona

    Vediamo ora le principali funzionalità del nuovo social network di Meta. Innanzitutto, all’interno della nuova piattaforma, gli utenti possono pubblicare messaggi di testo, chiamati “threads”, accompagnati da immagini e video fino a 500 caratteri. 

    L’esperienza è ricca e versatile: ogni utente ha la possibilità di condividere link a siti esterni, creare sondaggi e arricchire le proprie conversazioni con Gif e messaggi vocali utilizzando anche hashtag e menzioni per ripostare i contenuti di altri profili in modo semplice e rapido.

    Il nuovo social network offre inoltre la possibilità di scegliere tra il feed “Per te”, con contenuti selezionati dall’algoritmo, e il feed “Following”, con i threads delle persone seguite che compaiono in ordine cronologico. Infatti, un’altra caratteristica innovativa dell’app è la possibilità di seguire altri profili. 

    Threads Vs X: le due app a confronto

    Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Meta, definisce Threads come un’alternativa a Twitter nella sua versione originaria, ovvero prima delle modifiche introdotte da Elon Musk dopo averlo acquistato e ribattezzato “X” che hanno reso numerosi utenti insoddisfatti.

    Attualmente, le differenze principali tra Threads e X sono le seguenti: 

    • X offre la possibilità di inviare messaggi diretti, ovvero messaggi privati da un account ad un’altro, a differenza di Threads.

    • Gli utenti di Threads possono modificare gratuitamente un post una volta pubblicato entro 5 minuti, mentre questa funzione è a pagamento su X.

    • Nella nuova app di Meta, non ci sono limiti di visibilità dei post, mentre l’ex Twitter limita la visibilità dei “tweet” degli account non verificati.

    • Threads è collegato ad Instagram: questo è un aspetto molto importante per creatori e influencer perché possono avere il proprio network di Instagram già registrato su Threads, senza dover ricominciare da zero all’iscrizione.

    Threads arriva in Europa con l’ok dell’UE

    Dopo cinque mesi di attesa, l’UE ha finalmente approvato il lancio di Threads in Europa. Questo ritardo rispetto agli altri paesi del mondo, è stato causato dalle stringenti normative europee in materia di privacy e tutela dei dati personali, tra cui il Gdpr, il Digital Services Act e il Digital Markets Act. 

    Meta, infatti, ha dovuto dedicare parecchio tempo per comprendere il panorama normativo dell’UE al fine di garantire la piena conformità di Threads agli elevati standard di privacy e sicurezza vigenti in Europa. 

    E per rendere conforme il nuovo social network, Meta ha dovuto dare agli utenti europei la possibilità di utilizzare Threads anche senza collegare un profilo Instagram. Tuttavia, chi utilizzerà questa modalità, potrà soltanto visualizzare i contenuti e condividerli tramite link, ma non potrà pubblicare i propri threads o interagire con quelli degli altri lasciando commenti.

    Quale futuro può aspettarsi Threads?

    In appena 5 giorni dal lancio, Threads di Meta ha raggiunto i 100 milioni di iscritti, battendo Chat GPT, finora in testa, che aveva conquistato questo risultato in due mesi.

    Tuttavia, è ancora presto per dire se la nuova app di Zuckerberg è destinata ad essere un successo: infatti, ad agosto 2023, a solo un mese dalla sua uscita, il numero di utenti attivi su Threads è diminuito di circa l’80%.

    Nonostante ciò, il creatore di Meta si mostra fiducioso, affermando che nel social network verranno inserite delle novità in base alle preferenze degli utenti con l’obiettivo di dare vita ad una piattaforma sempre più aperta e accogliente.

    Quindi, che ne sarà di Threads? La nuova app riuscirà a prevalere sull’app di Musk? 

    Tutto dipende se le innovazioni proposte da Zuckerberg terranno alta l’attenzione degli utenti o meno.

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